sabato 4 febbraio 2012

senilità

quando ti rendi conto che il mondo in cui sei cresciuto non c'è più, ecco, quello è l'istante in cui cominci a invecchiare. non perchè ti senta vecchio, semplicemente perchè il tempo è passato. mi sorprende guardarmi attorno e scoprire che non si vive più come ho vissuto io da ragazzo.
per quanto sembri impossibile, il computer più sofisticato era la calcolatrice di scuola o al massimo il commodore 64 che somigliava a un registratore e si attaccava alla tv per dilettarsi coi primi giochi. i numeri di telefono si facevano senza prefisso, il cellulare non esisteva, in vacanza chiamavo la morosa dalle cabine con i gettoni marroni. in macchina, in treno, in pullman e persino in metro viaggiavamo anche d'agosto senza aria condizionata: per tirare su e giù i finestrini c'era la manovella. i bagagli si mettevano sul portapacchi, legandoli con gli elastici. il bancomat era una sciccheria per pochi eletti, figurarsi la carta di credito. usavo la macchina per scrivere, facevo le ricerche andando in biblioteca e sfogliando l'enciclopedia, per le copertine c'erano i trasferelli. scrivevo missive a mano, sulla carta da lettere, agli amici di penna.
ascoltavo la musica su dischi o cassette. guardavo i film al cinema, qualche volta per le cose ricercate andavo alla videoteca civica. d'inverno indossavo il passamontagna. le maglie da calcio erano di lana e cotone robusto. la tv trasmetteva in bianco e nero, giravano i primi telecomandi pacchiani: i programmi iniziavano a metà mattina e finivano a mezzanotte con l'antennone tra le nuvole della sigla di chiusura, c'erano tre canali in croce e quando sull'altro canale cambiava il programma lampeggiava un triangolino bianco. il massimo della trasgressione era chiudersi in bagno con un'anonima cartelletta di scuola: invece degli appunti c'era dentro un giornale porno. 
in moto si andava senza casco, in macchina senza cinture, c'erano semafori e non rotatorie. tutti giocavano al totocalcio, spopolava persino il totip. per vedere la serie a e le coppe dovevi andare allo stadio (la prima volta: settembre 1980, varese-milan). i piloti di formula uno rischiavano davvero la pelle e spesso ce la rimettevano (il primo che mi ricordo: peterson, monza 1978). nei cinema e nei locali pubblici si poteva fumare. il cancro era incurabile, lo chiamavano il male del secolo. i genitori temevano i professori dei figli e davano loro ragione, l'anno scolastico era diviso in trimestri e sono stato uno degli ultimi remigini. poche ragazze si depilavano e nessun uomo si depilava: i calvi tenevano il riporto, non si rasavano a zero. indossavamo pantaloni a zampa e dolcevita oggettivamente inguardabili. la gente si lamentava, poi si andava a votare e vinceva sempre la dc (questa è una frase storica di mio zio comunista).
sono stato bambino negli anni '70 e ne sono orgoglioso. è facile guardare con occhi benevoli quel mondo ingenuo e clamorosamente lontano: tutto doveva ancora succedere, tanto doveva ancora cambiare. non so se si vivesse meglio, ma sono sicuro che eravamo tutti più spontanei.

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